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Macondo ExpressAttenzione!! Blog rivoluzionario!
July 14 Buone vacanze a tutti!L'estate si avvicina anche per me.
Ultimo esame, e poi meritato riposo in Siculandia. Il blog, così, chiude fino a settembre, per il digital divide che attanaglia ancora il Mezzogiorno. Ma non vi lascerò prima di avervi ringraziato tutti, per questo mese di vita ricco di visite e commenti. Ma, soprattutto, non vi lascerò prima di avervi fatto un avvertimento. Attenzione durante queste vacanze, attenzione a quest'uomo.
Se andrete a ballare, lui sarà il cantante dei vostri pianobar, insieme all'amico Apicella...
Se proverete la classica avventura estiva, lui vi precederà col suo savoir faire (operaie russe e dipolmatiche scandinave ne sanno qualcosa) e vi ruberà la ragazza... Se farete una foto ricordo, ecco subito lui a farvi le corna dietro (qui è un ministro spagnolo a ringraziare)... Se andate per la strada, lo vedrete sul suo motorino senza casco, tanto poi si farà qualche leggina ad hoc invocando il leggittimo sospetto sui vigili urbani... Se sarete seduti attorno a un tavolo, eccolo subito a raccontare le sue proverbiali barzellette, magari dicendo che i tedeschi son tutti nazisti... Come potrete competere con tanta esuberante simpatia? Non è proprio un tipo da spiaggia? Beh, sopportatelo... ma al ritorno a casa ricordate: FATE IN MODO CHE QUEST'UOMO RESTI IN SPIAGGIA, E NON SIEDA MAI PIU ' AL VOSTRO GOVERNO! Voi siete celti, io sono siculo (Corrado Guzzanti)
Ai primi caldi, frotte di impiegati in pausa caffè, studenti insofferenti degli ultimi scampoli di scuola che hanno “sparato” (ai miei tempi si diceva così) per protesta contro il bel tempo, mamme con pargoli in orario da colazione o da merenda: dietro al bancone, ai tavolini, affacciati al furgoncino con tettuccio del gelataio ambulante, con o senza musica di sottofondo. Trent’anni fa, alle ultime case di via Palermo dove trascorrevo la bella stagione con la nonna, e dove non esisteva e non esiste bar nel raggio di un paio di chilometri a scendere (e poi a risalire, a piedi) ci soccorreva -oasi nel deserto- la “lapa” di Don Saverio, con canzone napoletana a tutto spiano udibile sin da quando imboccava la curva più in basso, musica da brivido che annunciava un evento magico: le massaie uscivano col grembiule mezzo slacciato e i bambini accorrevano in mutande come api verso l’alveare.
Togli al messinese la mezza con panna e “brioscia” e gli toglierai l’anima. E’ una delle ultime tracce di DNA comunitario che gli sono rimaste, assieme alla Vara. D’estate è l’unica colazione possibile, magari in costume e pareo prima di andare a fare una pennichella digestiva sulla stuoia, almeno un paio d’ore prima di bagnarsi, perchè la montagnola di panna ti sedimenta lungamente nello stomaco, regalandoti un senso di soddisfazione e di pienezza.
L’appuntamento può essere da Billè, da Casaramona, da re Doddis, ma non c’è bar o pasticceria che si rispetti che non la proponga.
A Messina la mezza con panna “originaria” è al gusto di caffè, scorrevole, né troppo liquida né troppo densa, senza ghiaccio masticabile. In tutta l’isola è un rito e un mito, oltrechè il titolo di un romanzo di Alessandra Lavagnino. Ma fuori provincia il messinese non riesce a trovare la giusta densità: a Cefalù, ad esempio, è piuttosto granulosa, tipo granatina, ma è altrettanto buona, e quella di limone è fatta con veri limoni e vere fragole, non con ghiaccio e sciroppi o, come diceva mio nonno, “con le bustine”.
La fragola, la pesca, il cioccolato, il limone appunto, i gelsi, la mandorla, la menta si miscelano in accoppiate a volte sghimbesce ma personalizzate: limone con un po’ di menta, fragola e limone metà e metà, gelsi neri e fragola, pesca con panna, cioccolato macchiato di panna, panna macchiata di caffè, che punta dritto impietosamente alle cellule adipose ma ti smussa i pensieri, ti addolcisce i traumi quotidiani e ti innalza l’umore e il colesterolo.
Quando è finita le papille ne desiderano ancora, ma ti senti sazio e qui sta il bello, non ne prendi più, aspetti l’indomani che sia ora di colazione per una nuova avventura nel bicchiere. Affondare nella granita è a stile libero: c’è chi inizia a mangiare la panna, con concentrazione accanita per non inquinare il caffè, chi mescola immediatamente le due componenti, chi fa un po’ e un po’, godendo i due gusti separatamente e facendo un miscuglio delle parti a contatto. Da acrobati della granita.
E’ un rito individuale anche usare la brioche e la sua cupoletta, che ci deve essere, arrotondata o schiacciata ci deve essere: nella gran parte dei casi è proprio il pon pon ad affogare per primo nel bicchiere, intero e spavaldo, solo pochi fuori dal coro non se ne curano e iniziano dagli angoli della brioche. C’è poi chi spezza a metà, intinge e mangia; c’è chi spezzetta, intinge e mangia; c’è chi spezzetta e getta nel bicchiere, poi raccoglie col cucchiaino il pezzetto inzuppato e mangia. E chi - pochi per fortuna - “accompagna” la granita con la brioche, mangiandole separatamente. Insomma un solo sacro rito per centomila diaboliche perversioni.
(Teresa Venuto) La 25esima ora - Monologo di Edward Norton- Sì…vaffanculo anche tu
- Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti…puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici… aspiranti terroristi, E RALLENTATE, CAZZO! In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel. In culo ai bottegari Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano…tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’appartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita… e Bush e Chaney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale… e non fatemi parlare dei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni. In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano. In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermesse e i loro carciofi di Calducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate…Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane! In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete…le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi! In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francio Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia…maledetta puttana! In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore: beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare. Che gli incendi la distruggano. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi. - NO, NO, IN CULO A TE, MONTGOMERY BROGAN. AVEVI TUTTO E L'HAI BUTTATO VIA, BRUTTO TESTA DI CAZZO!
Quante volte mandiamo a fare in culo l'altro per colpe nostre? July 13 Dopo la morte del Pantadillo...Questo il comunicato della Fassa Bortolo, squadra per cui corre Dario Frigo:
"In relazione al fermo giudiziario della consorte del nostro corridore Dario Frigo, la Fassa Bortolo, in base alle poche informazioni in suo possesso, precisa quanto segue: nella mattinata odierna, attorno alle ore 8.15, gli agenti della Gendarmeria Francese si sono presentati all’hotel Mercure di Courchevel dove alloggiava il team ciclistico della Fassa Bortolo, per prelevare il corridore e sottoporlo ad interrogatorio. Il Team Fassa Bortolo preservando la facoltà di assumere ogni tipo di provvedimento nei confronti di Dario Frigo, ribadisce la sua totale estraneità alla vicenda, come peraltro già anticipato dalle autorità francesi che, in merito all’inchiesta, non hanno minimamente coinvolto altri componenti del nostro staff. A riguardo, riportiamo la nota ufficiale dell’organizzazione del Tour de France, che ha parlato di 'un fatto isolato che nulla ha a che vedere con la corsa né con la squadra Fassa Bortolo'". Intervistato telefonicamente dalla Rai, nel corso della diretta dell'undicesima tappa del Tour de France, il team manager della Fassa Bortolo, Giancarlo Ferretti, ha usato parole durissime nei confronti di Frigo, dicendo tra l'altro:
"Frigo? Una canaglia. L'avevo ripreso pensando che fosse cambiato dopo i fatti del 2001 ma mi ero sbagliato. Non dovrebbe essere solo allontanato dal ciclismo: neppure a bordo strada dovrebbe stare. Si farà un mese di galera? E' sempre troppo poco"
Bisogna finirla con questa farsa. Chiunque abbia fatto sport, in vita sua, sa che certe cose la squadra non può non saperle. La fatica è tanta, lo stress fisico enorme, e ormai nel ciclismo (e non solo) il doping è pratica diffusa. Eppure, si continua a pescare a caso una vittima ogni anno, da crocifiggere, fingendo che gli altri siano puliti...
Perché? La morte di Pantani non ha insegnato nulla? Un tocco di SiciliaCamilleri parla della cucina della casa di campagna a Porto Empedocle
ROMA - "E così lei vuole sapere da me la storia degli arancini di Montalbano, dei suoi polipetti alla napoletana, dei suoi involtini di tonno arrostito. Vuole farmi arriminare in quella zona della mia memoria dove sono sarbàti i profumi, gli aromi, i sapori, le atmosfere e i segreti della tavola del commissario. Cioè della mia. E va bene, parliamone: questo è un tema che puntualmente spalanca la porta della mia giovinezza, è un piccolo viaggio nel tempo che faccio con piacere. Ma sappia che è una storia lunga, che principia quando io - che oggi ho quasi ottant'anni - ero un picciliddro che aveva sì e no sette anni. Ha voglia di sentirla? E allora s'assittasse.
Da dove cominciamo? Senza dubbio da mia nonna Elvira, che era la generalessa della cucina. Vede, la mia era una famiglia numerosa, nella quale ognuno aveva il suo ruolo preciso. Mia madre e le sue sorelle, che erano le classiche donne di casa siciliane, al momento opportuno avevano il compito primario di assistere mia nonna Elvira. Una cuoca formidabile, sia chiaro. E non solo: fu lei a farmi conoscere il mio primo libro, "Alice nel paese delle meraviglie", leggendomelo capitolo dopo capitolo quando io non avevo ancora imparato a leggere. Ma il suo regno era la cucina. A essere precisi, la cucina della casa di campagna. La quale distava dalla casa di città - stiamo parlando di Porto Empedocle - meno di un chilometro e mezzo. Un chilometro e mezzo di trazzera, però. Ora, in quella casa c'era tutto, eppure bisognava portare sempre qualcos'altro: non ho mai capito perché. Così si andava sulla trazzera col carretto, lentamente, e ogni volta, puntualmente, mio nonno all'arrivo mormorava: "Mamma mia che viaggio terribile!".
A mia nonna piaceva fare il pane. Cominciava a famiare il forno, per portarlo a temperatura, e intanto lavorava l'impasto con lo scanaturi. Alla fine, perché venissero ben schiacciate, lei faceva un salto e si sedeva sopra lo scanaturi, spianando bene tutte le forme prima di infornarle. A me toccava la scanatedda, un panino meraviglioso, croccante e profumato. Lo aprivo col coltello, ci mettevo olio, pepe nero e pecorino e lo mettevo nella pressa del nonno. Così questo panino, sciaff, diventava sottile sottile. Io mi andavo a sedere sotto un albero di carrubo con la mia scanatedda spianata e questo, a dieci anni, mi bastava e avanzava per essere felice.
Poi c'era il rito degli arancini. Gli arancini di Montalbano, certo. Mia nonna diceva che prepararli era lungariusu, ci voleva tanto tempo. Perché bisognava preparare la carne, tanto di maiale e tanto di vitello, spezzettandola col tagghiaturi, la mezzaluna. Ci voleva tempo. Si aggiungevano i piselli, un po' di caciocavallo ragusano e qualche pezzettino di salame, si impastava tutto in un pugno di riso e si passava l'arancino nell'uovo, nella farina e nel pangrattato, per l'impanatura. Ma non si friggevano subito. No, bisognava aspettare una notte, lasciarli riposare in pace. E il giorno dopo, a tavola, si vedeva com'erano venuti. Perché il problema dell'arancino era il dosaggio, che non era mai lo stesso, e dunque ogni volta mia nonna passava un esame. "Comu vinniru stavota?" domandava. "Un tanticchia asciutti. L'autra vota erano megliu" rispondeva mio nonno. Un giorno li fece in un modo davvero sublime, e io stavo per dirglielo. Mio zio Massimo mi diede un cavuciu sotto la tavola. "Boniceddu" mi sussurrò. Ma perché?, gli domandai. "Perché lei deve sempre superare se stessa: se tu le dai soddisfazione, è finita".
Da nonna Elvira ho imparato una ricetta speciale, un piatto inventato da lei e battezzato "a munnizza". Il nome è buffo, d'accordo, ma il piatto è fantastico. Anche lei vuole conoscere questa ricetta? E va bene. Ci vogliono otto o dieci verdure diverse, alcune crude e altre cotte. Poi si prendono delle gallette e si copre il fondo della teglia affinché assorbano l'eccesso di olio e di aceto. Si comincia con uno strato di verdure cotte, e lo si copre con un altro strato di verdure crude. Poi ancora cotte, e di nuovo crude. Tanti strati, insomma, finché non diventa una sorta di panettone coloratissimo. Che va condito con olio, aceto e sale e ricoperto con acciughe, fette di arance amare, capperi, olive verdi, patate, rape e uova sode a fette. Però bisogna mangiarlo il giorno dopo, quando tutta questa roba si è amalgamata a dovere.
Ogni volta che la rifaccio, assaporo il piacere di tornare indietro nel tempo. Ho provato, le dico la verità, anche a ripetere altre cose meravigliose della mia infanzia. Come prendere il pane caldo, andare dalla capra e mungere il latte direttamente sulla fetta. Non ci sono mai riuscito. La verità è che i sapori del passato sono irripetibili. Una volta, bevendo l'uovo appena fatto, ti accorgevi subito se la gallina aveva sconfinato nel campo di trigonella. Oggi... lasciamo stare.
Parliamo d'altro. Del gelato, per esempio. A Porto Empedocle aveva il suo tempio nel Caffè Castiglione, che aveva un segreto per i pezzi duri. Meravigliosi. Il giorno che Mussolini passò da lì - fermandosi in tutto 15 minuti - gli offrirono proprio il gelato del caffè Castiglione. Dopo un po' di tempo telefonarono da Roma alla capitaneria di porto avvertendo che stava ammarando un idrovolante per caricare un pozzo di gelato per il duce. Il gelato del Caffè Castiglione. Da quella volta, ogni sabato si ripeteva l'operazione. Così, quando Mussolini inaugurò la prima autostrada italiana, da Roma a Ostia, mio zio Riccardo che era antifascista disse a mio padre, fascistissimo: "Pippi', lo sai picchì Mussolini fici 'sta strata? Picchì si scantava ca i gelati c'arrivavunu squagliati".
Poi venne la guerra, e il cibo cominciò a scarseggiare. Non era facile neanche trovare il pesce. Mio padre una volta riuscì a comprare una partita di linguate, che sarebbero le sogliole. Dunque organizzò una grande cena all'aperto e furono invitati anche gli ufficiali amici suoi. Capitò che proprio nel momento in cui vennero servite queste magnifiche linguate, suonò la sirena dell'allarme aereo. Fu un fuggi-fuggi. I soldati alle mitragliatrici, gli altri nel rifugio. Mio padre non si mosse, restò davanti alla sua linguata. Papà, gli chiesi mentre correvo verso il riparo, e gli aerei? "Mi ni futtu" rispose. Quando uscimmo, lui era ancora lì, e s'era mangiato anche la mia linguata: "Così impari a scantarti".
Dell'arrivo degli americani ho un ricordo nitidissimo. Mi venni a trovare a Serradifalco, proprio sulla linea difensiva tedesca. Ogni giorno bombe e cannoneggiamenti. Si mangiavano due fave cotte e basta. Finché una mattina sentii cantare gli uccelli. Niente bombe. Mi affacciai e vidi che i tedeschi si erano ritirati. Ma la cosa che mi terrorizzò fu una specie di casa gigantesca che avanzava in mezzo alla strada. Non avevo mai visto un carro armato così grande. Il quale si scansò per far passare una jeep con un soldato di colore e, accanto a lui, in piedi, un ufficiale con tre stelle sull'elmetto: era il generale Patton. Fece fermare la jeep proprio davanti a me, perché aveva visto la tomba di un tedesco con una croce di legno sopra. Scese, prese la croce e la spezzò. Poi diede un colpo allo sportello e la jeep ripartì. Io ero pietrificato. E mi trovò così l'ultimo soldato del gruppo, uno con una ghirlanda di bombe a mano attorno al collo. "Baciamo la mani paisà" mi disse. "C'avissi pì casu un poco d'acitu, di chiddu nostru? Aiu a fare l'insalatedda o' mè tenenti. A virduredda di campagna la truvai, e macari l'olio e il sale. Mi manca l'acitu. Ce l'hai?". Ce l'ho, gli risposi, e mi misi a piangere. Lo so, venivano a liberarci dal fascismo: ma per me, in quel momento, quei soldati erano degli invasori. Il soldato tornò dopo due ore. Io gli diedi l'aceto e poi gli mostrai la croce spezzata da Patton. Lui capì: "Come generale non ce n'è uguali. Come omo, è 'na cosa fitusa".
Finita la guerra, potemmo tornare alla casa di campagna. E nonna Elvira riprese il suo posto di comando. Lei era la vera regina di quella casa, e aveva un rapporto speciale con le cose. Parlava con gli oggetti, per dire. Una mattina la sentii parlare da sola, e sbirciai attraverso la porta socchiusa. Si rivolgeva a una saliera del '700, una cosa meravigliosa. "Tu sì 'na cosa fitusa" diceva. "Tu hai vistu mòriri a mè nonnu, hai visto mòriri a mè patri, e ora si ccà e aspetti che moru io. Ma io ti futtu!". La prese e la buttò dalla finestra: finì in mille pezzi, quella stupenda saliera.
Era capace di inventarsi parole nuove. "Zùnchisi", per esempio. Essere "zùnchisi", in quella casa, voleva dire essere noioso, camurriùso. Gli estranei, ovviamente, non capivano. Cosa che capitò anche quando arrivò da Milano la zia Franca, la donna che aveva appena sposato mio zio. Deve sapere che, a Porto Empedocle, muoversi si dice cataminarsi. Perché il nostro mòviti significa l'opposto: stai fermo. Ora, la povera zia Franca non poteva immaginarlo. E alla fine del pranzo di famiglia organizzato per darle il benvenuto, si alzò in piedi mostrando l'intenzione di dare una mano a sparecchiare. Un gesto di cortesia, che naturalmente non poteva essere accettato. Così tutti cominciarono a gridarle: "Mòviti, Franca!", "mòviti!", "mòviti!". Lei, intimidita, prese qualcosa e corse verso la cucina. E solo allora scoprì che tutti volevano fermarla, intimandole "mòviti". Tirò un sospiro di sollievo: "Per un attimo, confessò, mi sono chiesta dov'ero capitata!".
Mia nonna sorrideva, di queste cose. Era un personaggio unico, che riusciva sempre a catturare l'attenzione. Quando la portammo in udienza da Papa Giovanni, a un certo punto lui disse: "O trovate una sedia per questa signora o le do la mia". Era felice di essere venuta a Roma. Mia moglie la portò a Tivoli, nella villa di Adriano. Dopo averla vista, lei si appoggiò a una ringhiera, mormorando: "Tutto questo è bellissimo". E morì.
(fonte: Repubblica.it) Il lavaggio del cervello (Decibel)Televisione, radio, giornali e riviste
vi siete coalizzati per distruggere le menti, per farci diventare delle vostre conquiste, che vogliono benessere e vivon negli stenti. Ciò che dice la TV per tutti ormai è legge. Eccolo il prodotto; non te ne dovrai pentire. Si alzi la tua testa, in questo immenso gregge fan subito vedere Italia-Brasile. Che bello è il lavaggio del cervello, che bello è il lavaggio del cervello. Voi credete forse di poterci manovrare, girare e rigirare come delle marionette. La gente adesso è stufa, ci vuole ragionare; vuol capire il perchè di queste perette. Eccola la meta, ecco il vostro gioco: spingere le masse nella vostra direzione. Ciò che accade in strada è ancora troppo poco, ci siamo già stufati di questa situazione. Che bello è il lavaggio del cervello, che bello è il lavaggio del cervello. Televisione, radio, giornali e riviste vi siete coalizzati per distruggere le menti, per farci diventare delle vostre conquiste, che vogliono benessere ma vivon negli stenti. Ciò che dice la TV per tutti ormai è legge. Eccolo il prodotto; non te ne dovrai pentire. Si alzi la tua testa, in questo immenso gregge fan subito vedere Italia-Brasile. Che bello è il lavaggio del cervello, che bello è il lavaggio del cervello. Voi credete forse di poterci manovrare, girare e rigirare come delle marionette. La gente adesso è stufa, ci vuole ragionare; vuol capire il perchè di queste perette. Eccola la meta, ecco il vostro gioco: spingere le masse nella vostra direzione. Ciò che accade in strada è ancora troppo poco, ci siamo già stufati di questa situazione. Che bello è il lavaggio del cervello, che bello è il lavaggio del cervello.......... IL GRANDE FRATELLOLa misura, pensata dal ministro dell'interno Clarke, sarà discussa mercoledì Non verrebbe registrato il contenuto, ma date, orari, mittente e destinatario Terrorismo, proposta inglese alla Ue "Archiviamo le e-mail e le telefonate" In un vertice la prossima settimana a Bruxelles primo confronto europeo su come aumentare la collaborazione investigativa dopo gli attacchi di Londra LONDRA - Tenere sotto più stretto controllo tutte le telefonate e la corrispondenza elettronica dei cittadini europei. E' questo il punto forte della proposta che il ministro degli Interni britannico Charles Clarke intende fare ai suoi colleghi dell'Unione europea nel corso del vertice straordinario sulla cooperazione nella lotta al terrorismo fissato per mercoledì a Bruxelles. L'idea del responsabile degli interni del governo di Tony Blair è quella di archiviare per un periodo che potrebbe andare dai sei mesi a qualche anno tutte le conversazioni telefoniche ed i messaggi e-mail scambiate nel vecchio continente. Di fronte ad organizzazioni e gruppi che si muovono a livello internazionale, ha spiegato il ministro Clarke in un'intervista al Sunday Express, è necessario attrezzarsi per capire come questa gente opera, con chi ha contatti e quando. "Non sto parlando di registrare il contenuto di telefonate ed e-mail - ha chiarito il ministro - ma ora, data, destinazione delle chiamate e dei messaggi", sottolineando che compagnie telefoniche e provider di internet dovrebbero conservare i dati per un tempo considerevole, che potrebbe andare da un minimo di sei mesi ad un massimo di qualche anno. La possibilità di accedere a questi dati agevolerebbe il lavoro investigativo e di monitoraggio di eventuali sospetti. Attualmente le compagnie telefoniche mantengono i dati sul traffico telefonico di ogni singola utenza, sia di telefono fisso che mobile, in genere per tre mesi e poi, dopo l'emissione della fattura all'abbonato li distruggono. A marzo cinque governi europei - Gran Bretagna, Italia, Germania, Spagna e Francia - hanno concordato in linea di principio che il periodo dovrebbe essere esteso ad un anno. Un'altra proposta che Clarke intende presentare ai colleghi europei riguarda il miglioramento della qualità e della quantità delle informazioni fornite all'Europol per far sì che il database dell'agenzia europea contenga dati accurati ed aggiornati sui sospetti. Il ministro inoltre vuole un più rapido ed accurato scambio di informazioni su esplosivi ed armi rubate e sui passaporti rubati o smarriti. Secondo Londra c'è poi la necessità di migliorare il lavoro di intelligence sul finanziamento dei terroristi, di condividere le liste dei passeggeri degli aerei per monitorare gli spostamenti di sospetti, di concordare un programma di protezione comune delle infrastrutture e di fare esercitazioni antiterrorismo per prepararsi ad affrontare il dopo-attentato. Il vertice di mercoledì si occuperà poi di carte d'identità. Clarke chiede l'introduzione di standard comuni per i documenti nazionali, ovviamente per i paesi che hanno questo tipo di documento, fra i quali non c'è, almeno per ora, la Gran Bretagna. Il governo ha presentato un progetto di legge per l'introduzione, ma ci sono ancora molte resistenze che neppure l'attacco terroristico di giovedì ha fatto rientrare in quanto sono in molti a ritenere che la carta d'identità non sia utile nella lotta al terrorismo, come hanno dimostrato le stragi dell'11 marzo 2004 in Spagna, dove le carte d'identità sono obbligatorie. (fonte: Repubblica.it) July 10 Provocazione per guerrafondaiVeneto, ordigno sotto la bici
Il Ris: "E' stato Unabomber" Era sotto una bicicletta a Portogruaro. Il procuratore Borraccetti: "E' lui, continua ad agire e a sfuggirci" Basta! questo pazzo bombarolo ci ha rotto!
Bisogna catturarlo! Bombardiamo l'intero triveneto! Le solite "Cose Nostre"Traino in tilt, tutti sospesi nel vuoto
Funivia di Erice, battesimo di paura
Era stata inaugurata ieri dal ministro Micciché Perché i bambini......diciamoci la verità, sono di sinistra.
Sì, di sinistra senza alcun dubbio, e non soltanto per via dei pugnetti stretti, in segno di precoce protesta, i bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni. Sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre: ti guardano, cacci delle balle vergognose, e loro le bevono, tutti contenti, si fidano... la bicamerale?... sì, dai..!
I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme... insieme però, ecco! I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la destra... piangono. I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos'è la sinistra... piangono lo stesso... ma un po’ meno ecco. I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo, perché le scarpe sono scarpe, anche se prima o poi gli regaliamo delle belle nike, reebok, adidas... ma quelli siamo noi, per il no logo, ma di marca. I bambini sono di sinistra malgrado l’ora di religione obbligatoria. I bambini sono di sinistra grazie all’ora di religione obbligatoria. I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica, che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza... ora e sempre! I bambini sono di sinistra perché occupano tutti gli spazi della nostra vita. I bambini sono di sinistra perché fanno i girotondi da tempi non sospetti. I bambini sono di sinistra perché vanno all’asilo con bambini cinesi, africani, boliviani... e quando il papà dice: –Vedi?! Quello là, è un africano!-... lo guardano, come si guarda una notizia senza significato. I bambini sono di sinistra perché quando si commuovono, piangono, mentre noi adulti teniamo duro non si sa bene perché. I bambini sono di sinistra perché se li critichiamo si offendono, sono permalosi, ma se li giudichiamo, non invocano legittimo sospetto. E se un giorno arriviamo addirittura a condannarli, aspettano sereni l’indulto, che prima o poi arriva... la mamma, Ciampi, il Papa. I bambini sono di sinistra perché si fanno un’idea del mondo che niente ha a che vedere con le regole del mondo. I bambini sono di sinistra perché se gli metti lì un maglioncino rosso... e un maglioncino nero... scelgono il rosso dai... salvo daltonismo, turbe gravi, o suggerimento di chi fa il sondaggio. I bambini sono di sinistra perché babbo natale assomiglia a Carlo Marx diciamolo... perché Cenerentola è di sinistra, Pochaontas è di sinistra, Robin Hood è di... avanguardia operaia, fa gli espropri proletari. I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell’orrore, perché di fronte alla violenza, alla povertà, alla sofferenza... soffrono! i bambini sono di sinistra perché crescono, cambiano, fanno autocritica se è il caso. I bambini sono di sinistra perché tra Peter Pan e Che Guevara... prima o poi troveranno un nesso. I bambini di sinistra, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo, per quando diventa più difficile... difficilissimo ricordare di essere stati bambini... di sinistra poi!" (Claudi Bisio) July 08 Botero (altre immagini shock)In fatto di terrorismo, guerra e atrocità varie, credo sia opportuno continuare a far parlare le immagini.
Stavolta son quelle di Abu Ghraib, che tutti abbiamo visto, messe insieme ad alcune delle opere d'arte in cui il grande Botero li ha rappresentate.
Spero di non essere accusato nuovamente di "crudezza" e violenza visiva.
Ho già spiegato le mie motivazioni.
Per chi volesse continuare la discussione faccio notare qui a sinistra l'area "Guerra e Terrorismo", e vi invito a postare lì i vostri commenti.
Saluti di pace a tutti!
Incontro di mille sorrisiCorre nel tempo ma senza fermarsi
si perde tra le praterie. Vola una storia lontana a narrarsi che crea di notte magie. Canta il vento le grandi gesta e gli eroi che riscopro come vissuto da noi. E inventerò una danza di mille colori
che avrà fra le note il profumo dei fiori, un canto che parli linguaggi diversi che porti speranza ai popoli oppressi. E sognero stringersi mani vicine incontro di mille sorrisi. Giunge da terre da sempre disperse
si ferma tra i grandi fiumi nasce un incontro e persone diverse fondono i propri costumi. Splende il fuoco illumina il campo e i tepee io guerrieo narrerò ancora così. E inventerò una danza di mille colori
che avrà fra le note il profumo dei fiori, un canto che parli linguaggi diversi che porti speranza ai popoli oppressi. E sognero stringersi mani vicine incontro di mille sorrisi. Segna intense e nuovi sentieri
si salda nella tribù va l’amicizia tra mille pensieri e non i spegnera più. Guarda il cielo le grandi stelle e poi questa storia ora tramanda per noi. E inventerò una danza di mille colori
che avrà fra le note il profumo dei fiori, un canto che parli linguaggi diversi che porti speranza ai popoli oppressi. E sognero stringersi mani vicine incontro di mille sorrisi. Il Dialogo e la Pace sono solo Utopie? Citazione"Non so con quale arma si combatterà la terza guerra mondiale, ma la quarta si combatterà con la clava"
(Albert Einstein)
July 07 Non si può più tacere
Blowing in the wind (Bob Dylan) July 05 UFO
L’astronomo inglese Drake elaborò una interessante equazione, che naturalmente prese il suo nome, che dovrebbe servire proprio per ottenere la probabilità di trovare messaggi extraterrestri:
N = R x F* x Np x Fh x Fv x Fc x L dove:
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